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Il Colosso dell’Appenino di Giambologna

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A (FI), in località Pratolino, si trova quella che un tempo era la Villa Medicea di Pratolino, oggi Villa Demidoff.

Appenino di GiambolognaLa villa medicea originale fu demolita nel 1822, e successivamente acquistata dalla famiglia di origine russa dei Demidoff ch etraformarono in residenza l’edificio secondario delle paggerie, ingrandendolo e ristrutturandolo.
Il parco della villa, che nel tempo ha subito molte trasformazioni, resta uno dei più belli e vasti di tutta la Toscana.

Tra le opere d’arte originarie che si trovavano nel parco, rimangono la Fonte di Giove; le due mete di spugna; la Cappella, a pianta esagonale con loggiato esterno; la Fonte del Mugnone; la Peschiera della Maschera, adibita anche a piscina e attrezzata per bagni caldi; la Grande Voliera; la Fagianeria; la Grotta di Cupido; il Casino neoclassico di Montili e, la più nota e imponente, il Colosso dell’Appennino di Giambologna, pseudonimo di Jean de Boulogne (Douai, 1529 – , 1608), scultore fiammingo attivo in Italia, in particolare a .


Il Colosso dell’Appennino fu realizzato fra il 1579 ed i 1580, è alto 14 metri, e presenta al suo interno una grotta esagonale, dove si trova una scala che in alto, fino alla testa della statua, illuminata dalla luce che entra dagli occhi.
Nel Seicento, Giovan Battista Foggini vi aggiunse il Drago.
Dietro l’Appennino c’era un tempo un grande labirinto d’alloro, mentre sul davanti si trovava un ampio prato, delimitato da ventisei antiche sculture.
Dopo la realizzazione di quest’opera colossale, fu coniata la famosa frase: “Giambologna fece l’Appennino ma si pentì d’averlo fatto a Pratolino“.

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